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PERCHÈ TUTTI GUARDANO GLI ANIME?



In questo ultimo anno grazie (o malgrado) alla pandemia che ci ha costretti a lunghi periodi fermi a casa, la produzione di media per le piattaforme streaming ha raggiunto vette di significativo valore. Parlo in maniera più circoscritta degli anime che, da un passato roseo vissuto in Italia negli anni 80’, 90’ fino alla metà dei 2000, ha riacquistato un grande interesse nelle masse, in particolare nella GenerazioneZ, che pur non essendo etichettati come Nerd (proprio nel connotato classico di questo termine) sembrano apprezzare e aprirsi ad una nuova “sensibilità visiva”.

Personalmente trovo che il riscontro maggiore lo si deve al social TikTok che diffonde in un modo così rapido i contenuti di interesse comune come nessun altro, proprio in quella determinata fascia di età.

Ma quando è iniziata questa nuova era degli anime, qual è stato l’evento o il prodotto che ha dato il via al rinnovato interesse?


IL BOOM DEGLI ANIME IN STREAMING

Se una volta bisognava destreggiarsi fra siti illegali e pop up porno per vedere questo tipo di prodotto, oggi una delle piattaforme che per prima ha inserito nelle sue categorie gli anime è stato Netflix. Non gli si può infatti negare che nel corso degli anni abbia riportato in auge diversi stili cinematografici sotto forma di serie o produzioni originali ma anche nuovi tipi di lettura che hanno modificato a vista d’occhio gli interessi e la curiosità di una società.

Il feedback continuo con i suoi spettatori oltretutto ha permesso di affinare sempre di più il tiro portando l’azienda ad una ricerca continua e alla creazione di prodotti di maggior qualità e varietà. Un fatto che quasi con sicurezza non sarebbe mai accaduta nella generazione dei millenials. Non per loro noncuranza ma per mancanza di un canale di comunicazione diretto con le aziende che a loro volta non si sono comunque dimostrate sempre recettive.

Ci tengo comunque a dire che per ogni fattore positivo, la massificazione porta anche valori negativi. Imbattendomi in questo articolo ho potuto effettivamente giustificare il mio pensiero riguardo al recente boom nel settore.

Chi lavora nel campo dell’animazione è costantemente sottoposto ad uno stress mai adeguatamente compensato, una regola che quasi tacitamente si accetta pur di lavorare in questo campo, ma fino a che punto si può resistere?



Alcuni degli anime più in voga su Netflix in questo momento


Dagli anni 80’ in poi siamo tutti rimasti sotto a gli anime in un modo o nell’altro. Non starò qui a raccontarvi delle puntate infinite di Holly e Benji, L’Uomo Tigre o Dragon Ball che attendevamo su Italia1, né dei primi palinsesti serali di MTv in cui vedere Ranma1/2, Evangelion, Trigun, Cowboy Bebop. O tutti quei canali privati in cui mandavano in onda gli anime più cruenti perché non trasmissibili sulle reti televisive italiane: Ken il guerriero, Yu yu, Bem il mostro umano. In questo articolo puoi fare un salto nel passato. Chi ha vissuto questo periodo non può fare a meno di pensare che il rinnovato interesse per questa realtà lascia stupiti. In un mondo Ipertecnologico in cui la rincorsa del successo è palese in ogni scatto su Instagram, c’è davvero ancora spazio per le storie spesso intrise di temi molto rilevanti degli anime? Perché qui, sperando che ormai sia chiaro, non stiamo parlando di cartoni animati, ma di veri e propri drammi e gioie umane sotto forma di prodotto di animazione. Insomma, roba per gente che sviluppa una forte empatia con i personaggi. Sicuramente è interessante l’aspetto che determinate dinamiche riescono anche ad arricchire gli utenti dei valori tipici della cultura orientale, come l’amicizia, la giustizia l’amore o la propria spiritualità. Qui un articolo che specifica ancora meglio questa mia sensazione. Per dare però una risposta alla precedente domanda non posso fare a meno di pensare che il titolo L’attacco dei Giganti è stata la miccia che ha innescato il rinnovato interesse. Un anime che non apprezzo particolarmente ma che ha riscosso un enorme successo a livello globale. Siete d’accordo?


CULTURA SOCIAL FLUID

Con il passare degli anni è innegabile che proprio la cultura orientale con le sue storie e personaggi ha influenzato tantissimo quella occidentale. Prendiamo ad esempio l’arte del cosplay che più banalmente viene etichettato come travestimento dagli utenti non avvezzi a gli anime o l’illustrazione che dallo stile disneyano sta modificando le sue caratteristiche grafiche in forme più dinamiche e iper sovrapposte di colori e forme nuove. Senza escludere poi lo sviluppo di termini e slang orientali per specificare stati d’animo o cose, come la parola Kawaii (letteralmente tutto ciò che è carino, colorato e coccoloso). Questo scambio è visibile anche al contrario. Dove un tempo era facile vedere solo occhioni e stelline oggi abbiamo un vasto panorama di prodotti dal gusto occidentale anche nelle storie. Come dimenticare Occhi di gatto, City Hunter, Ken il guerriero, o le Bizzarre avventure di Jojo che addirittura attinge alla cultura Italiana. Un aspetto “esotico” che gli orientali adorano. Non sono solo i prodotti di animazione e i fumetti a godere di questa contaminazione ma tutto il panorama media, dalle pubblicità alle grafiche fino agli stili scenografici e stilistici della moda. Un patrimonio così mutevole che dà sempre nuova linfa alla commercializzazione di prodotti in strati di società non solo molto giovani ma sempre più vasto e diversificato. Un mercato che non teme arresto nonostante gli alti e bassi.



Alcuni anime degli anni 80/90 si ispiravano tantissimo a storie e immaginari molto più occindetali


Ma cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? Dal punto di vista puramente pubblicitario e della comunicazione sicuramente questo exploit di contenuti stimolanti ed esagerati si placherà al termine dell’effetto novità ritornando in una sorta di stato dormiente fino al prossimo boom. Ciò non significa la fine di questo nuovo filone che è riuscito a cambiare il nostro modo di esprimerci e comportarci soprattutto per la creazione di contenuti e di nuove community che hanno trovato una valvola di sfogo e condivisione in questo campo. Sono sempre stata appassionata di animazione e soprattutto delle storie eroiche tipicamente orientali dove spesso tecnologia e vita quotidiana si mischiano creando capisaldi come Akira, Neon Genesis Evangalion, Alita, ecc. e non nego di aver subito un forte fascino dai visual e le grafiche coreane modificando spesso il mio stile d’espressione. Mi domando però, nel modo più ingenuo ed innocuo possibile, se la quantità spropositata di media orientali non stia in qualche modo danneggiando e plagiando le modalità di comunicazione e di divulgazione delle informazioni riempiendo i dispositivi di una quantità di materiale talmente grande da affossare la realtà che si vive in oriente e delle condizioni massacranti in cui vive una società al limite spesso della schiavitù lavorativa.



Alcuni esempi di prodotti e stili puramente kawaii ed orientali


Ma del resto sta all’individuo la propria educazione all’uso dei social che per quanto ricchi di cose kawaii riescono comunque a modificare le nostre abitudini di acquisto se non addirittura di comportamento.

Chi vive il social Tik Tok infatti non potrà negare che nei “per te” sempre più persone usano audio coreani per i propri video o elementi cosplay per il proprio abbigliamento: orecchie da gatto, abiti coreani, o atteggiamenti fumettistici mischiando addirittura generi maschili e femminili che un tempo erano ben distinti. Molti grideranno alla sessualizzazione dei corpi o ad un scimmiottamento del gender fluid, ma se in verità fosse un modo per rendere più inclusive le particolarità uniche di una nuova generazione? Un confine così sottile che ormai è davvero facile valicare nei modi più disparati possibili.

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